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  • Cile – Il “Cristo Spezzato”, quello dei sofferenti e degli emarginati
    Cile – Il “Cristo Spezzato”, quello dei sofferenti e degli emarginati

    (ANS – Santiago) – In questo 2018 si compiranno due anni dal violento attacco di profanazione al tempio della “Gratitud Nacional”, durante il quale venne rimossa e gravemente danneggiata una statua di Gesù Crocifisso, un fatto che scosse l’opinione pubblica del Paese e del mondo. Martedì 24 aprile la comunità del santuario, presieduta dal Rettore, don Bernardo García ha proceduto al riposizionamento della statua, che è stata definita dai parrocchiani “il Cristo Spezzato della Pace”.

    Questo significativo gesto si è svolto all’interno della celebrazione eucaristica presieduta da don Guillermo Basañes, Consigliere Generale per le Missioni Salesiane, in questi giorni in Visita Straordinaria alle opere salesiane del Cile.

    Il Santuario dedicato a Maria Ausiliatrice può contare pertanto ora su un nuovo luogo dove i fedeli possono avere momenti di preghiera e di raccoglimento davanti alla statua del Cristo Spezzato della Pace, quello dei sofferenti e degli emarginati. Dopo quasi due anni dagli atti di violenza, l’immagine del Cristo Crocifisso è stata restaurata, ma mantiene alcune conseguenze dei danni subiti, quali simboli della sofferenza di Gesù.

    “Questo Cristo vuole che siamo noi i suoi piedi, con i quali possiamo andare avanti, e le sue braccia, con cui possiamo accogliere”, ha manifestato nell’occasione don García.

    Situato sul lato destro del tempio, sarà un luogo che accoglierà tante persone sofferenti, “che vengono con una preghiera per chiedergli che le aiuti, che le sostenga perché un loro figlio è malato o perché non hanno lavoro o perché hanno bisogno di compagnia e vogliono essere ascoltate”.

    Sarà anche il “Cristo dell’anziano, che va in chiesa e lo guarda; il Cristo degli immigrati, il Cristo Spezzato della Pace che comprende il dolore”.

    Don Basañes ha ricordato che il Santuario di Maria Ausiliatrice è stato il primo a ricevere la visita delle reliquie di Don Bosco nel 2009 e il Cile è stata la prima nazione al mondo in cui iniziò quel lungo viaggio in occasione del Bicentenario della nascita del Santo dei Giovani.

    Prima della benedizione finale è stata scoperta la statua restaurata e l’Ispettore dei Salesiani in Cile, don Carlo Lira, ha commentato: “il Signore ci redime attraverso un amore sofferente, che soffre. Che questo Cristo sofferente, sulla croce, mutilato dalla violenza e dall’odio, ci motivi tutti quanti a cercare nell’amore la costruzione della giustizia e della pace”.

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    • Nicaragua – Don Ángel Prado, Ispettore: “Vogliamo manifestare al popolo del Nicaragua che il suo dolore ci ferisce”
      Nicaragua – Don Ángel Prado, Ispettore: “Vogliamo manifestare al popolo del Nicaragua che il suo dolore ci ferisce”

      (ANS – Managua) – In Nicaragua si sta registrando un’ondata di violente proteste. Ad oggi, secondo le organizzazioni per i diritti umani, si stima che una trentina di persone siano morte e centinaia siano state ferite nel contesto della repressione delle proteste. La Conferenza Episcopale del Nicaragua ha accettato di fare da mediatrice e testimone nel dialogo convocato dal Presidente Daniel Ortega dopo la grave situazione nel Paese. Intanto i Salesiani, attraverso una lettera scritta da don Ángel Prado, Superiore dell’Ispettoria del Centro America (CAM), lanciano un appello per la pace.

      “Con molto dolore e grande commozione abbiamo seguito in questi giorni la situazione che il popolo del Nicaragua sta vivendo a seguito della violenta repressione che, a nome del governo ufficiale, si è scaricata sulle migliaia di manifestanti scesi in piazza per esprimere il loro disaccordo di fronte alle nuove misure fiscali che erano state decretate nei giorni precedenti. Il reclamo per una giusta causa è stato trasformato in una triste scena di violenza, disordini e saccheggi, con il doloroso saldo di molte vittime.

      Come Salesiani di Don Bosco, presenti tra questo nobile popolo da 107 anni, rendiamo pubblico il nostro ripudio dei fatti intercorsi e, in comunione con la Chiesa locale e i suoi Pastori, condanniamo tutti gli atti di violenza, vandalismo e repressione che minacciano la vita e l’integrità delle persone e il loro diritto a esprimersi pacificamente in difesa della giustizia e della solidarietà sociale.

      Allo stesso tempo, facciamo un profondo richiamo alla pace, che è il frutto del rispetto della dignità di tutte le persone.

      Desideriamo manifestare al popolo del Nicaragua che il suo dolore ci ferisce e che, a motivo della nostra identificazione con il Vangelo di Gesù Cristo, vogliamo camminare al suo fianco, offrendo il nostro sostegno a tutto ciò che può contribuire a una pace vera e stabile.

      Il Nicaragua merita di vivere in pace e i Nicaraguensi meritano una vita dignitosa basata sul rispetto di tutti i loro diritti fondamentali...

      Ecco perché i Figli di Don Bosco vogliono impegnarsi con il popolo nicaraguense a lavorare per la pace, per la giustizia e la dignità di tutti, invocando per questo popolo le benedizioni del nostro Signore e Salvatore Gesù Cristo, Principe della pace, e la protezione costante dell’Immacolata Vergine Maria, Aiuto del popolo cristiano, Regina della pace”.

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      • Italia – L’educazione è questione di cuore… e di professione
        Italia – L’educazione è questione di cuore… e di professione

        (ANS – Palermo) – Ilenia e Mauro sono due educatori del Gruppo Appartamento Familiare “Don Bosco” di Palermo, una delle case in rete con “Salesiani per il Sociale – Federazione SCS/CNOS”. Insieme, i due si occupano di accompagnare il Gruppo Appartamento Familiare (GAF), una formula abitativa che permette a ragazzi che hanno subìto abbandoni o disagi familiari, di sperimentare una vera e propria convivenza accompagnati da educatori e volontari.

        “Ogni giorno, in casa, mettiamo a disposizione dei ragazzi tutto ciò di cui disponiamo – racconta Ilenia – dalla professionalità lavorativa, al nostro essere donne e uomini, con i nostri punti di forza ma delle volte anche facendo i conti con le nostre debolezze. Al mio arrivo ciò che subito mi ha colpita è stato il clima di famiglia che si respira: i ragazzi presenti sentono questo appartamento come una vera casa, ognuno nel loro piccolo prova a dare il suo contributo per la gestione quotidiana, dalle pulizie ai piccoli lavoretti manuali della casa. Questo li rende protagonisti attivi e permette loro di sviluppare potenzialità per la loro autonomia”.

        Il GAF di Palermo è una struttura pensata per accogliere anche quei giovani maggiorenni che, secondo la legge italiana, sono costretti a lasciare le case famiglia. Lì possono continuare a ricevere sostegno per le loro scelte di vita adulta: formarsi ad una professione, trovare un lavoro, andare a vivere da soli, emanciparsi dalla famiglia di origine…

        “Il Gruppo Appartamento Don Bosco – racconta Mauro – non è solo una casa dove vivono dei ragazzi con esperienze di vita e familiari difficili, bensì un luogo dove i ragazzi affrontano la quotidianità fatta di piccoli impegni e responsabilità; un percorso in cui a volte il peggior nemico che si trovano a fronteggiare sono loro stessi, i fantasmi di una vita vissuta senza riferimenti affettivi, un mondo dove gli adulti sono stati spesso assenti quando non addirittura figure negative. Come educatori, adulti di riferimento, abbiamo una duplice responsabilità, riuscire con le parole e soprattutto con i fatti a ridare loro fiducia e speranza nella vita”.

        In Italia, sono circa 800 gli operatori qualificati che ogni giorno operano all’interno della rete di Salesiani per il Sociale, che da 25 anni ha scelto di stare accanto a quei giovani soli che dalla vita hanno ricevuto meno. “I nostri ragazzi – conclude Ilenia - sanno che crediamo in loro e che il nostro non è un semplice un lavoro, ma è una missione: perché il loro futuro ci sta a cuore”.

        L’educazione è cosa di cuore… ma anche di professione! Non si improvvisa, soprattutto quando ci si trova accanto a dei giovani che nella vita hanno dovuto affrontare difficoltà personali o familiari.

        Per ulteriori informazioni sul progetto “GAF-Palermo” è possibile visitare il sito di Salesiani per il Sociale.

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        • Laos – Un corso formativo intensivo a vantaggio dei giovani poveri
          Laos – Un corso formativo intensivo a vantaggio dei giovani poveri

          (ANS – Vien Kham) – Il Laos è un Paese caratterizzato da un’economia in rapida crescita, basata principalmente sugli investimenti dei Paesi limitrofi, e una popolazione molto giovane. Da qualche anno anche il Laos è divenuto un territorio di attività per i Figli spirituali di Don Bosco, che ora intendono aumentare la loro offerta formativa in favore dei giovani più poveri attraverso un nuovo corso professionale.

          Era il 24 maggio 2004, e sotto il segno di Maria Ausiliatrice 5 exallievi delle scuole professionali salesiane thailandesi, un insegnante, e don Tito Pedron – missionario salesiano italiano, da oltre 40 anni al servizio dell’Ispettoria Salesiana della Thailandia (THA) – prendevano in affitto una casa, per avviare il Progetto Laos. Incominciarono con 12 allievi: l’anno dopo gli alunni erano 24. Quando arrivarono gli ispettori inviati dal Ministero del Lavoro rimasero molto colpiti dalla professionalità degli insegnanti e dal livello di apprendimento degli allievi.

          Considerato che il Paese è retto da un governo comunista, i Salesiani, pur godendo della stima delle autorità per il lavoro svolto in campo formativo, non possono diffondere il Vangelo. Ma possono divulgare il Sistema Preventivo di Don Bosco, attraverso l’educazione.

          Per questo motivo, e sempre con lo scopo di offrire alla gioventù del posto di maggiori opportunità per il futuro, il locale “Centro Don Bosco” ha pensato di realizzare un progetto da realizzare in cooperazione con l’Unione della Gioventù – l’organizzazione giovanile del partito comunista laotiano – della capitale Vientiane e di Vien Kham, località rurale sede dell’iniziativa. Si tratta di un corso professionale intensivo per formare meccanici specializzati in motocicli.

          “Qui, dove il mezzo di trasporto più diffuso è il motorino, è sicuramente una scelta vincente dal punto di vista occupazionale” ha commentato il salesiano don Patrizio Maccioni, anche lui missionario italiano e appartenente da decenni all’Ispettoria thailandese, nel chiedere aiuto alla Procura Missionaria Salesiana di Torino, “Missioni Don Bosco”.

          Il corso, di breve durata, sarà frequentato da 25 ragazzi, selezionati fra i più poveri della zona, perché non hanno la possibilità di seguire corsi più lunghi in città più lontane, e molti di loro verranno ospitati in un convitto. In questa fase organizzativa si sta pertanto cercando di raccogliere fondi per poter sostenere le spese relative al vitto, all’alloggio e alla formazione dei futuri allievi.

          Ulteriori informazioni sono disponibili su: www.missionidonbosco.org

           

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          • Brasile – Incontro Panamazzonico Salesiano: il Sinodo ci interpella!
            Brasile – Incontro Panamazzonico Salesiano: il Sinodo ci interpella!

            (ANS – Campo Grande) – La mattina del 12 aprile Papa Francesco ha partecipato all’apertura dei lavori preparatori al Sinodo dei Vescovi per la Regione Panamazzonica, insieme ad una trentina di delegati provenienti da tutto il mondo. Il Papa, con cardinali, vescovi e laici, ha discusso i passi per quel sinodo, che svilupperà il tema “nuovi cammini per la Chiesa e per una ecologia integrale”. I Salesiani, missionari per natura, sono profondamente interpellati da questo appuntamento.

            Nel corso dei secoli, e con momenti significativi e altri contraddittori, la Chiesa Cattolica ha segnato la storia dell’Amazzonia. Il cardinale Claudio Hummes, Presidente della Rete Ecclesiale Panamazzonica (REPAM), ha affermato: “La Chiesa in Amazzonia ha bisogno di rinnovare la sua presenza, di stabilire nuovi cammini, per aiutarla ad alzarsi dalla sua poltrona, perché cammini verso le periferie, verso i luoghi più bisognosi”.

            Il termine “Panamazzonia” venne definito il 7 agosto 2014, e descrivendo sotto questo termine l’insieme di quei Paesi sudamericani che hanno nei loro territori grandi estensioni della foresta amazzonica: Bolivia, Brasile, Colombia, Ecuador, Guyana Francese, Guyana, Perù, Venezuela e Suriname.

            Nei giorni 19-22 aprile, otto rappresentanti dell’animazione missionaria delle Ispettorie brasiliane di Brasile-Campo Grande, Brasile-San Paolo e Brasile-Manaus e dei paesi del Perù e dell’Ecuador si sono incontrati presso l’Istituto Salesiano di San Vicente, nell’Ispettoria di Campo Grande, per riflettere insieme sul Sinodo sulla Panamazzonia. L'incontro è stato guidato da don Martín Lasarte, del Dicastero delle Missioni, e accompagnato dal Coordinatore dell’équipe di Pastorale di Campo Grande, don Wagner Luís Galvão.

            “L’Ispettoria di Campo Grande ha un’esperienza centenaria tra gli indigeni, che è una ricchezza per il mondo, per la Congregazione e per tutta la Chiesa – ha commentato don Martin Lasarte –. Stiamo riflettendo con i missionari di varie Ispettorie, per prepararci al Sinodo sulla Panamazzonia. A novembre, contiamo di riflettere sul nostro passato, sul nostro patrimonio storico come Ispettoria, sui miglioramenti fatti e sulle sfide che affrontiamo. Abbiamo grandi sfide nel nostro lavoro pastorale con le popolazioni indigene nel mezzo di questo un grande territorio chiamato Amazzonia e particolarmente nel Mato Grosso. La nostra presenza potrebbe essere più significativa, specialmente a motivo del nostro carisma giovanile ed educativo?”

            Per questo don Lasarte ha invitato a “incoraggiare e mantenere questo spirito missionario. E non pensiamo semplicemente alle missioni tra Xavantes e Bororo, ma ad avere uno zelo missionario in tutte le attività salesiane”.

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            • Timor Est – La prima comunità salesiana celebra 70 anni
              Timor Est – La prima comunità salesiana celebra 70 anni

              (ANS – Fuiloro) – L’opera salesiana “Don Bosco Fuiloro”, situata all’interno di 145 ettari di terreni agricoli nell’Estremo Oriente di Timor Est, festeggia quest’anno il suo 70° anniversario di esistenza. Avviata nel 1948, fu il primo istituto salesiano realizzato dopo l’approdo della seconda spedizione missionaria, nel 1946. Nei suoi 70 anni di storia, che hanno consegnato al Paese migliaia di giovani formati al lavoro, questa scuola tecnico-agricola ha dovuto fronteggiare molte sfide.

              Ad esempio, in ben due occasioni dovette interrompere le attività: dapprima (1975-1988), per la turbolenta situazione sociale e politica; più recentemente (2015-2017) a causa di diverse ragioni esterne. Inoltre, anche oggi, a causa delle condizioni della rete stradale, per raggiungere l’opera ci vogliono non meno di 6-7 ore, partendo dalla capitale, Dili.

              Tuttavia, la comunità salesiana, composta da sei religiosi – 3 sacerdoti, un Salesiano Coadiutore e due tirocinanti – è il nucleo della grande Comunità Educativo-Pastorale, che tutta insieme anima la scuola tecnico-agricola, con oltre 200 studenti, e la scuola superiore, con oltre 1000 studenti; accompagna i gruppi locali della Famiglia Salesiana; e sostiene le attività pastorali in molte cappelle della vicina parrocchia salesiana di Los Palos.

              L’ampio territorio agricolo e i piccoli allevamenti di suini e bovini offrono un naturale campo di allenamento per gli allievi della scuola tecnico-agricola e delle opportunità per la auto-sostenibilità della missione salesiana – anche se le infrastrutture hanno bisogno di rinnovamento e si spera nel sostegno di benefattori esteri.

              Nonostante la situazione economica non favorevole, data l’assenza di qualsiasi sussidio governativo, i laici collaboratori nella missione molto dediti al loro lavoro di insegnanti e istruttori e la comunità sono molto grati in particolare per il continuo sostegno da parte della Procura Missionaria Salesiana dell’Australia (ASMOAF).

              Il convitto interno dell’opera, che offre l’Eucaristica quotidiana, è anche un terreno fertile per le vocazioni e anche quest’anno un allievo di 12 anni si è unito all’aspirantato di Los Palos, sperimentando la formula del “vivere in” – che unisce studio e accompagnamento – con la comunità salesiana.

              In generale, la tradizione vocazionale è viva presso Fuiloro, e l’opera, dopo 7 decadi, guarda avanti alle numerose sfide con la voglia di servire sempre meglio i giovani poveri delle aree rurali di Timor Est.

              Fonte: AustraLasia

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              • Repubblica del Congo – Supporto alla modernizzazione della formazione professionale
                Repubblica del Congo – Supporto alla modernizzazione della formazione professionale

                (ANS – Brazzaville) – “Miei cari giovani, non vi raccomando penitenza e discipline, ma lavoro, lavoro, lavoro!” (MB IV, 216). Così diceva Don Bosco, in una delle sue tante esortazioni ai ragazzi per motivarli all’impegno concreto e operoso nella società. I Salesiani, suoi eredi, accompagnano da sempre i giovani nella formazione al lavoro, consapevoli pure che per dare delle opportunità concrete ai ragazzi c’è bisogno di strumenti efficaci. Per questo presso il Centro di Formazione Professionale (CFP) dell’opera “Cité Don Bosco” di Brazzaville, nella Repubblica del Congo, è stato lanciato un progetto di “Supporto alla modernizzazione della formazione professionale”.

                Il progetto partirà nel prossimo mese di maggio e durerà fino al successivo mese d ottobre. Esso prevede tre ambiti fondamentali: lo sviluppo delle competenze dei formatori; acquisto di nuove attrezzature; la creazione di nuovi percorsi e nuovi laboratori di formazione.

                Al primo settore faranno riferimento le attività per l’ampliamento della biblioteca, la risoluzione di problemi logistici relativi al trasporto dei formatori e un miglioramento delle loro retribuzioni, la concessione di borse di studio e la formazione dei formatori sul piano tecnico-pedagogico, da realizzare all’estero.

                Gli acquisti delle nuove attrezzature prevedono invece la dotazione di strumenti aggiornati e di qualità per gli indirizzi di Elettrotecnica, Climatizzazione, Tornitura-Saldatura e Carpenteria), oltre a provvedere alle strumentazioni necessarie per la creazione di un’autoscuola interna al corso di Meccanica Automobilistica – così da dotare di patente di guida gli allievi che fuoriescono dal corso – che sarà necessario conseguire.

                Infine, i responsabili del CFP di Brazzaville, tenuto conto delle richieste del mercato del lavoro locale e degli interessi dei loro allievi, intendono aprire nuovi corsi di Edilizia, Energie Rinnovabili, Manutenzione dei computer e delle reti, degli apparecchi elettronici e audiovisivi.

                Il progetto, accompagnando i giovani verso la loro occupazione, comporterà dei benefici economici in primis per i ragazzi, ma secondariamente anche sulle loro famiglie e l’intera realtà locale; inoltre favorirà la pace sociale, perché allontanerà i giovani dai pericoli di chi li recluta nella attività illegali.

                A livello numerico, quest’iniziativa prevede di migliorare la formazione di 21 docenti, e di aumentare l’accoglienza di studenti di 3000 unità nei prossimi 3 anni.

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                • Porto Rico – Una campagna per continuare a sostenere il Paese e aiutarlo a risollevarsi dopo l’uragano “Maria”
                  Porto Rico – Una campagna per continuare a sostenere il Paese e aiutarlo a risollevarsi dopo l’uragano “Maria”

                  (ANS – San Juan) – La Famiglia Salesiana continua a rispondere ai bisogni fondamentali della popolazione di Porto Rico, ancora provata dall’uragano Maria che ha devastato il Paese nel settembre 2017. Per sostenere le perduranti attività di soccorso e la ricostruzione, “Salesian Mission”, la Procura Missionaria Salesiana di New Rochelle, ha lanciato un nuova campagna di raccolta fondi.

                  Mentre il bilancio ufficiale ha riportato 64 vittime dell’uragano, i conti non ufficiali innalzano il tragico bilancio ad oltre un migliaio di morti. Case, scuole e altri edifici sono stati distrutti, la rete elettrica e il sistema di comunicazioni sono stati devastati e circa 3 milioni di persone sono rimasti tagliati fuori dall’assistenza umanitaria fondamentale, privi di cibo, acqua, elettricità o riparo dalle condizioni atmosferiche.

                  Ad oltre sei mesi di distanza Porto Rico non è più al centro dell’attenzione mediatica internazionale, ma si trova ancora nel bel mezzo delle conseguenze di questa calamità. Molte famiglie vivono in case senza tetto, gravemente danneggiate dall’acqua, con linee elettriche esposte, pareti fatiscenti e la dispensa vuota. Per l’acquisto di cibo, acqua e altri beni di prima necessità è necessario fare lunghe file – senza peraltro alcuna garanzia di ottenere ciò di cui hanno bisogno. Quasi 200.000 persone sono ancora prive di elettricità, incapaci di riscaldare o raffreddare le loro case, conservare il cibo o svolgere semplici attività quotidiane.

                  I Salesiani contano sei comunità a Porto Rico, di cui due a San Juan, la capitale, e quelle di Cataño, Aíbonito, Aguadilla e Orocovis. Anche le Figlie di Maria Ausiliatrice (FMA) sono presenti nel Paese, con case ad Aguadilla, Orocovis e Santurce. Gli uni e le altre sono stati tra i primi a rispondere alla situazione d’emergenza nello scorso settembre, offrendo accoglienza e aiuti umanitari, anche quando ad essere colpite erano state le loro stesse strutture.

                  Ad esempio nella comunità di Cantera, a San Juan, i volontari del centro giovanile salesiano hanno accompagnato il Salesiano don Carlos Piantini per le strade, visitando 500 famiglie le cui case erano state distrutte e consegnando quei beni di primo soccorso che avevano a disposizione. “Secondo gli stessi residenti don Piantini e i suoi ragazzi sono state le prime persone che gli sono venute incontro” ha riportato Franklin Ortega, Direttore Esecutivo della Fondazione Salesiana Don Bosco, che dopo l’uragano ha perlustrato Porto Rico insieme a don Francisco Batista, Superiore dell’Ispettoria delle Antille.

                  Il sostegno della Famiglia Salesiana resta fondamentale anche adesso. Salesiani e Figlie di Maria Ausiliatrice continuano a fornire cibo, vestiti, piccoli oggetti per la casa e materassi a coloro che devono ancora riprendersi dalle conseguenze dell’uragano Maria.

                  Ancora troppe persone hanno difficoltà a ridare un senso di normalità alle loro vite. Secondo le stime ci vorranno miliardi di dollari, e forse decenni di sforzi, per ricostruire le infrastrutture e l’economia di Porto Rico. Ed è difficile capire da dove arriverà tale denaro, considerato che i tradizionali mezzi di reddito - agricoltura, turismo e manifattura - sono stati paralizzati, se non completamente distrutti.

                  Salesiani e FMA, da parte loro, contano di sfruttare le loro relazioni locali per mettere in contatto le famiglie con le risorse di cui hanno bisogno, compresa l’assistenza finanziaria per l’acquisto di materiali per ricostruire le loro case o far ripartire le attività economiche.

                  A fronte di tutto ciò “Salesian Mission” ha lanciato una campagna apposita per la raccolta fondi.

                  Fonte: Mission Newswire

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