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  • Italia – Dopo sette anni riapre la chiesa dei salesiani di Ferrara
    Italia – Dopo sette anni riapre la chiesa dei salesiani di Ferrara

    (ANS – Ferrara) – Un centro salesiano è tale soprattutto per l’ambiente che sa offrire, come casa che accoglie, parrocchia che evangelizza, scuola che avvia alla vita e cortile dove incontrarsi, vivere e crescere in allegria. Ma anche le strutture sono necessarie. A quasi sette anni da quel maggio del 2012, quando diverse scosse sismiche fecero tremare la regione dell’Emilia, sabato 6 aprile si è svolta l’inaugurazione e riapertura della parrocchia salesiana di Ferrara.

    Anni e anni di lavori e di paziente attesa, ma da qualche giorno la parrocchia “San Benedetto Abate” dei Salesiani di Ferrara è tornata ai suoi antichi splendori. Giusto in tempo per ridare ai fedeli e ai giovani la possibilità di vivere la Settimana Santa e il Triduo Pasquale negli ambienti finalmente tornati agibili.

    La festa è iniziata nel primo pomeriggio con l’accoglienza in oratorio; quindi, all’arrivo del vescovo cittadino, mons. Giancarlo Perego, si è entrati nella chiesa finalmente pronta, ed è stata celebrata l’Eucaristia. Infine, la giornata di festa si è completata con un momento di agape fraterna in oratorio.

    “Dopo quasi sette anni finalmente torniamo a Casa. Perché è di questo che si tratta: una Casa in cui possiamo incontrarci, e incontrarLo, come comunità. Come può una Famiglia crescere senza una Casa?” commenta soddisfatta Elena Mastellari, animatrice di Ferrara e membro della Consulta nazionale del Movimento Giovanile Salesiano (MGS).

    L’oratorio salesiano di Ferrara in questi sette anni si è sforzato di andare avanti lo stesso e, non senza difficoltà, è riuscito a far fronte ai danni causati dal terremoto. Così quegli spazi che erano rimasti disponibili sono stati utilizzati a diversi scopi. Prosegue la ragazza: “Non è stato semplice abituarsi all’idea di dover andare a celebrare Messa nello stesso posto in cui ci saresti tornato al pomeriggio con un sacchetto di popcorn in mano per vedere un film” (il teatro della casa, ndr)

    Ora le fatiche sono state ripagate: “È stato incredibile vedere gli occhi sgranati di quei bambini che sabato sera sono entrati per la prima volta in chiesa. Sono gli stessi bambini che ogni tanto ho sentito chiedere sottovoce ai propri genitori la domenica mattina ‘ma quindi ora che film guardiamo?’, o che al pomeriggio si facevano un segno di croce dopo aver visto uno spettacolo”.

    In questi sette anni la comunità parrocchiale e oratoriana, non solo si è mantenuta, ma in un certo senso si è fortificata proprio per far fronte alle difficoltà. In tanti si sono dati da fare per poter tornare il prima possibile a riavere la propria chiesa e hanno sperimentato la bellezza dell’aiutarsi. “A ogni chiamata da parte dei nostri sacerdoti c’era sempre qualcuno, giovane e adulto, pronto a rispondere ‘io ci sono’. Insomma, fino a venerdì eravamo qua dentro con scope e mascherine a pulire e sabato ci siamo tornati senza polvere e per festeggiare. Insieme” racconta ancora Elena.

    Che poi conclude: “Tra tante fatiche sono passati sette anni. Ora non ci resta che ringraziare e continuare a vivere la nostra quotidianità, ma con la consapevolezza che adesso abbiamo nuovamente una casa dove c’è sempre Qualcuno che ci aspetta (e senza la fretta di dover andare via perché “bisogna preparare per il film del pomeriggio”!)”.

    Fonte: Don Bosco Italia

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    • Uganda – La Pasqua a Kampala e a Palabek, tra problemi e speranze
      Uganda – La Pasqua a Kampala e a Palabek, tra problemi e speranze

      (ANS – Kampala) – Kampala, con le contraddizioni evidenti delle capitali dei Paesi in via di sviluppo; e Palabek, nel centro per rifugiati che ospita gli ultimi tra gli ultimi. Anche in queste due realtà così problematiche risuonerà il messaggio della Pasqua: un messaggio di speranza che i salesiani, presenti in entrambi i luoghi, provano a testimoniare tutti i giorni dell’anno.

      Caotica e con tante contraddizioni. Palazzoni da un lato, case di fortuna dall’altro, e poi una marea continua di gente che si riversa continuamente per strada, anche a notte fonda e al buio – perché i lampioni sono merce rara. Ecco Kampala, la capitale dell’Uganda. La metropoli più ambita dagli abitanti dei villaggi del Paese, che nel caos della grande città cercano fortuna ogni giorno.

      “Lo stipendio medio qui è di 20.000 o 30.000 scellini, 300.000 all’anno. Circa 1.000 dollari americani” spiega don Elie Nyandwi, Direttore della missione dei salesiani a Namugongo, una trentina di chilometri da Kampala. Presenti dal 2006 e da dieci anni sostenuti da “Missioni Don Bosco” di Torino, qui i salesiani gestiscono il centro “Children And Life Mission” (CALM), che accoglie ogni giorno circa 150 bambini e adolescenti vulnerabili.

      “In Uganda c’è criminalità perché la gente è povera – sottolinea don Nyandwi –. L’economia si basa sul piccolo commercio e trovare lavoro è molto difficile, soprattutto per i più giovani, che quindi devono cercare tanti modi per sopravvivere”.

      Per questo in molti si trovano poi coinvolti in giri poco raccomandabili, correndo inoltre il serio rischio di venire travolti dalla dipendenza di alcol, droga o di contrarre malattie sessualmente trasmissibili. “La maggior parte ha l’HIV” ricorda dolorosamente il direttore della missione salesiana, che attraverso l’educazione punta a tenere lontano dalla strada i più giovani.

      Molto lentamente il Paese sta provando a rilanciarsi economicamente, anche grazie agli investitori stranieri, ma il divario all’interno della popolazione resta. E gran parte della gente continua a fare fatica per un’infinità di ragioni. “La situazione non è buona” commenta infatti il salesiano.

      Il centro di Namugongo, con una scuola primaria e una materna, ospita soprattutto bambini orfani e rifugiati fuggiti dai vicini Sudan del Sud, dal Burundi e dal Ruanda. E poi ragazzi con situazioni familiari difficili, ma che comunque sanno come affrontare quotidianamente le numerose difficoltà rimanendo sempre sorridenti. “Alcuni vogliono diventare preti, altri militari e altri ancora businessman”.

      Il progetto della scuola elementare salesiana a Namugongo è iniziato nel 2015 per iniziativa del salesiano coadiutore Hubert Twagirayezu, il quale per la sua realizzazione ha chiesto aiuto alla Procura Missionaria Salesiana di Torino, “Missioni Don Bosco”. Si è così compiuta la “fase uno”: tinteggiatura integrale dell’edificio preesistente, acquisto dei banchi e costruzione di un edificio di supporto tecnico. Adesso, dice don Nyandwi, è necessario completare i bagni, anche con l’aiuto di chiunque altro ne abbia voglia.

      Sempre “Missioni Don Bosco” ha di recente lanciato un altro progetto benefico in Uganda: la costruzione di alcune semplici cappelle all’interno del campo per rifugiati di Palabek, dove i Salesiani sono giunti l’anno scorso.

      La maggior parte dei rifugiati, infatti, proviene dalle aree meridionali del Sudan del Sud, dalle aree delle diocesi cattoliche di Torit e Malakal. Sono cristiani cattolici che hanno bisogno di assistenza pastorale, liturgica e spirituale e hanno fame di sacramenti, di Messa e di altre attività pastorali e spirituali.

      Domani notte, nella Veglia di Pasqua, saranno ben 150 i catecumeni che riceveranno il battesimo a Palabek!

      Nell’ultimo anno e mezzo sono stati organizzati almeno 12 punti di preghiera all’interno del campo, dove vengono celebrate le Messe e altri programmi liturgici: si officia sotto gli alberi, all’aperto, e la partecipazione è tanta, così come la gioia sui volti dei credenti di tutte le età. Dire e assistere a una Messa all’aria aperta sotto un albero, però, spesso comporta problemi a causa del caldo e del vento – che può essere così forte da impedire qualsiasi attività. Quando inizia la stagione delle piogge, inoltre, chiaramente non è possibile celebrare all’aperto.

      Per questo i salesiani hanno deciso di realizzare 12 piccole cappelle, tra quelle solide e durature e le semi-permanenti. È inutile sottolineare come, attraverso la preghiera e altre attività ecclesiali, si potranno diffondere la pace e la fraternità.

      Fonti: FanpageMissioni Don Bosco

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      • El Salvador – A sostegno dell’educazione dei giovani, con le borse di studio
        El Salvador – A sostegno dell’educazione dei giovani, con le borse di studio

        (ANS – Santa Tecla) – Cesar Adalberto Acosta Barrera è un ragazzo di 18 anni che ha potuto studiare, ha ricevuto una buona educazione e ha ora un luminoso futuro davanti a sé. Ma tutto ciò non era scontato. A permettere la sua educazione è stato un programma di borse di studio realizzato dalla scuola superiore salesiana “Santa Cecilia” di Santa Tecla, a El Salvador, finanziato dalla Procura Missionaria Salesiana di New Rochelle, negli Stati Uniti. La Procura Missionaria solo lo scorso anno ha finanziato altri 14 ragazzi come lui.

        Cesar Adalberto ha iniziato a frequentare l’oratorio annesso alla scuola di Santa Cecilia nel 2014, quand’era in seconda media. “Ho iniziato ad andare all’oratorio grazie a un mio amico. Mi ha spiegato che era un luogo dove potevo giocare a calcio e andare a Messa ogni domenica. Ho pensato che era eccellente perché potevo giocare a calcio e avvicinarmi a Dio. E infatti mi è piaciuta ognuna delle riflessioni che il ‘don’ ci ha fatto in oratorio, così come ogni partita giocata, senza contare tutti gli amici che ho fatto!” racconta.

        Un giorno il parroco gli ha chiesto se avesse voluto studiare all’istituto salesiano e Cesar Adalberto ne è stato subito entusiasta: “Quando osservavo la scuola dall’esterno, mi sembrava sempre un posto incredibile e il pensiero di studiarvi mi ha reso molto felice”.

        Così l’anno successivo, grazie al programma di borse di studio, ha iniziato a frequentarla. Continua il ragazzo: “Ricordo che ero molto nervoso il primo giorno di lezione, non conoscevo nessuno. Poi ho scoperto il carisma salesiano che l’anima: infatti sia gli studenti, sia gli insegnanti mi hanno fatto vivere la scuola come se fosse la mia seconda casa. Grazie a questa opportunità, sono potuto crescere in molti aspetti della mia vita, a livello scolastico e spirituale”.

        Durante gli anni di formazione quel ragazzo ha acquisito tutte le conoscenze e competenze proprie di una scuola superiore, e ha potuto coltivare anche importanti qualità e abilità, come la capacità di lavorare in équipe, una buona comunicazione interpersonale e la leadership. E di recente ha terminato il secondo anno di studi tecnici superiori in Elettromeccanica. “Grazie alla borsa di studio che mi ha offerto la scuola ho potuto ricevere un’ottima formazione scolastica e cristiana, che sarà utile per il mio futuro” commenta.

        In un Paese in cui il 35% della popolazione vive in povertà (dati della Banca Mondiale) e fortemente segnato dalla violenza delle maras (le bande criminali), i salesiani forniscono servizi di promozione sociale e sviluppo, educazione primaria, secondaria e formazione professionale, insieme a corsi universitari. Tutto questo per aiutare i giovani a rompere il ciclo della povertà e contribuire al benessere loro, delle loro famiglie e comunità.

        Fonte: Mission Newswire

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        • Vaticano – Una donna Consigliere di Stato della Città del Vaticano: suor Alessandra Smerilli, FMA
          Vaticano – Una donna Consigliere di Stato della Città del Vaticano: suor Alessandra Smerilli, FMA

          (ANS – Città del Vaticano) – Il Santo Padre ha nominato Consigliere dello Stato della Città del Vaticano suor Alessandra Smerilli, delle Figlie di Maria Ausiliatrice (FMA), Docente Ordinario di Economia Politica presso la Pontificia Facoltà di Scienze dell’Educazione Auxilium. È stato il bollettino stampa della Santa Sede di ieri, mercoledì 17 aprile, a rendere pubblica una decisione di Papa Francesco dello scorso 5 marzo.

          “Il suo mandato, che viene svolto collegialmente insieme ad altri consiglieri, riuniti nella Pontificia commissione per lo Stato della Città del Vaticano, è di cinque anni – spiega una nota dell’Auxilium, dove suor Smerilli insegna –. Il Consigliere di Stato presta assistenza nell’elaborazione delle Leggi Vaticane e in altre materie di particolare importanza. La Pontificia commissione per lo Stato della Città del Vaticano, composta da un Consigliere generale e da cinque Consiglieri di Stato, è l’organismo che esercita il potere legislativo nello Stato della Città del Vaticano. È il dicastero che detiene l’amministrazione de facto dello Stato della Città del Vaticano, sovrintendendo alla maggior parte delle funzioni pubbliche e rappresentando lo Stato in vece del Papa”.

          La prof.ssa Alessandra Smerilli è nata a Vasto nel 1974, e si è laureata in Economia e Commercio presso l’Università di Roma Tre. Si è poi specializzata in Economia Politica presso l’Università La Sapienza di Roma e presso la “School of Economics” dell’“East Anglia University” di Norwich.

          Oltre alla docenza nella Facoltà “Auxilium”, ha incarichi di insegnamento in altre istituzioni universitarie, è membro del Comitato scientifico ed organizzativo delle Settimane Sociali dei Cattolici, promosse dalla Conferenza Episcopale Italiana, ed è tra gli esperti del Consiglio nazionale del Terzo settore, organismo istituito presso il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali.

          Lo scorso ottobre suor Smerilli ha partecipato, in qualità di uditrice, al Sinodo dei Vescovi su “I giovani, la fede e il discernimento vocazionale” – quello stesso Sinodo nel quale la voce dei giovani ha richiesto, tra le altre cose, una maggiore considerazione delle donne nei ruoli di responsabilità all’interno della Chiesa.

          Ora per suor Smerilli c’è questa chiamata da parte del Papa, per assumere un incarico di responsabilità nel quale potrà portare la sua esperienza e competenza in tema di economia.

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          • Brasile – Un piccolo prezzo per una missione impagabile: una testimonianza da Iauaretê
            Brasile – Un piccolo prezzo per una missione impagabile: una testimonianza da Iauaretê

            (ANS – Iauaretê) – La Missione Salesiana Indigena di Iauaretê si trova immersa nella foresta dell’Amazzonia Brasiliana, quasi al confine con la Colombia e distante circa 1.200 km dalla sede ispettoriale di appartenenza, Manaus. Ha accolto e continua ad accogliere numerosi missionari. Oggi il direttore è un salesiano italiano originario del Triveneto, don Roberto Cappelletti, che si spende per allontanare la popolazione dall’alcol e dalla droga e per offrire un futuro di speranza ai bambini e giovani del posto.

            Iauaretê ha già visto passare e lavorare salesiani provenienti dal Triveneto; è stata persino testimone della morte per affogamento, nel 1979, di don Antonio Scolaro, grande missionario, originario di Montagnana, in provincia di Padova, nonché zio di un altro salesiano, don Paolo Baldisserotto.

            Don Cappelletti è arrivato a Manaus all’inizio del 2015, dopo due anni di lavoro nell’Ispettoria di Porto Alegre, nel sud del Brasile. “L’Ispettore di allora mi destinò a questa missione, sperduta nella foresta amazzonica, tra fiumi e selva fitta – racconta –. Appena ricevuta la destinazione, ho dato un’occhiata alla cartina geografica del Brasile e, a dire il vero, ci ho messo un po’ per trovare Iauaretê. Si trova nel nord-ovest del Brasile, in una zona chiamata “Cabeça do Cachorro” (Testa del Cane)”.

            Dopo oltre quattro anni di servizio don Cappelletti ricopre diversi incarichi nella missione: è Direttore, vicario parrocchiale e responsabile delle attività dell’oratorio e delle visite ai 50 villaggio appartenenti alla parrocchia, sparsi lungo 4 fiumi, in un’area grande come il Veneto. “Le distanze (vi si arriva solo dopo 2 giorni e mezzo di fiume) lo stile spartano di vita, e malattie come la malaria, rappresentano il piccolo prezzo da pagare per avere l’onore di vivere tra questi popoli, 16 etnie indigene differenti, tra questa gente semplice, avendo sempre una attenzione maggiore per i più piccoli e per gli adolescenti” afferma il missionario.

            Il grande problema di quella zona è l’alcolismo, che sempre più si sta ampliando, a causa dell’entrata clandestina di alcolici industriali, che pure non potrebbero entrare nella riserva indigena. E con l’alcool arrivano i trafficanti colombiani di droga, la violenza nelle famiglie, tra i giovani e nei villaggi… Tutti problemi che vanno a colpire in primo luogo i più piccoli.

            Per questo, poco alla volta, i salesiani stanno realizzando una nuova casa: ci vorrà del tempo, perché i materiali possono essere trasportati solo via fiume e i lavori sono fatti manualmente, ma nel 2020 dovrebbe essere pronta. Allora potrà ospitare, oltre alla comunità salesiana e agli aspiranti, i bambini e le bambine che nei fine settimana e nei momenti di festa rimangono abbandonati per giorni nelle stradine di Iauaretê, “senza un rifugio, senza cibo e con la paura di tornare alla loro capanna e prendere le botte da uno degli adulti; e quando non sono botte, sono violenze ancora peggiori” testimonia don Cappelletti.

            La Famiglia Salesiana – nella zona sono presenti anche le Figlie di Maria Ausiliatrice – è lì proprio per loro, “perché i bambini possano crescere con un’altra visione di vita, con altre prospettive, con la certezza che Gesù li ama” conclude il missionario.

            Fonte: Salesiani Nord-Est

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            • Cambogia – Un’alimentazione migliore per oltre 3.700 bambini, ragazzi e giovani
              Cambogia – Un’alimentazione migliore per oltre 3.700 bambini, ragazzi e giovani

              (ANS – Phnom Penh) – Oltre 3.700 bambini, ragazzi e giovani che partecipano ai programmi educativi della “Don Bosco Foundation of Cambodia” hanno accesso ad una migliore alimentazione grazie ad una collaborazione tra la Procura Missionaria Salesiana di New Rochelle, negli Stati Uniti, e l’ONG “Rise Against Hunger”.

              Le donazioni di riso fortificato sono state distribuite attraverso i centri salesiani di Sihanoukville, Phnom Penh e Kep, che offrono corsi di formazione tecnico-professionale ai giovani provenienti da famiglie povere, e anche l’opportunità di alloggio per chi altrimenti non potrebbe frequentare i corsi.

              Tra i beneficiati da queste donazioni di riso c’è anche Sokkhin Chea, una studentessa ventenne della Scuola Tecnica “Don Bosco” di Phnom Penh, al suo secondo anno di studi di informatica. Ha otto fratelli e suo padre è morto. Dopo aver terminato la scuola superiore, Chea si è rivolta al “Don Bosco Tech” per chiedere di rimanere in pensione, perché non poteva permettersi di vivere da sola e di pagarsi i propri pasti. Prima di arrivare al centro salesiano, lavorava nei campi con la madre, i fratelli e le sorelle, per poter guadagnare per mangiare e pagarsi gli studi. Il programma di alimentazione e la donazione riso fanno sì che Chea e gli altri allievi nelle sue condizioni non debbano preoccuparsi anche di cosa mangeranno, ma possano concentrarsi sugli studi.

              Le scuole salesiane in Cambogia offrono formazione tecnica ai giovani poveri in materie: dall’Elettronica alla Meccanica, dalla Saldatura alle Tecnologie dell’Informazione e della Comunicazione, dalle Stampa alle discipline alberghiere…  E dopo aver conseguito il diploma gli allievi sono qualificati per dei lavori che offrano uno stipendio dignitoso, gli permettano di mantenere se stessi e le loro famiglie e di rompere il ciclo della povertà.

              “Le donazioni di ‘Rise Against Hunger’ sono molto importanti per la nostra missione, perché ci permettono di ridurre le spese e, con i soldi risparmiati possiamo finanziare altri progetti necessari o migliorare gli strumenti a nostra disposizione” spiega don Roel Soto, Superiore della Delegazione salesiana della Cambogia.

              Che poi aggiunge: “Siamo anche molto orgogliosi di Sokkhin Chea, perché è divenuta un punto di riferimento come studentessa per amici e insegnati”.

              Secondo la Banca Mondiale in Cambogia la povertà sta diminuendo: nel 2017 il tasso di povertà era vicino al 14%, mentre solo 10 anni prima era al 47,8%. Tuttavia, la stragrande maggioranza delle famiglie che hanno oltrepassato la soglia di povertà lo hanno fatto solo di poco: circa 4,5 milioni di persone rimangono “quasi povere”, vulnerabili e pronte a ricadere nella povertà appena si trovano esposte a qualche difficoltà.

              Fonte: Mission Newswire

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              • RMG – 150° ADMA: video-messaggio del Rettor Maggiore
                RMG – 150° ADMA: video-messaggio del Rettor Maggiore

                (ANS – Roma) – In occasione del 150° di fondazione dell’Associazione di Maria Ausiliatrice (ADMA), Don Ángel Fernández Artime, Rettor Maggiore, ha rivolto un saluto e un messaggio ai soci dell’ADMA e a tutti i membri della Famiglia Salesiana, ricordando il valore dell’Eucaristia e dell’affidamento all’Ausiliatrice nella spiritualità salesiana.

                Significativamente il Rettor Maggiore invia questa messaggio dalla Basilica del Sacro Cuore a Roma, davanti all’altare dell’Ausiliatrice, ricordando come in quel luogo Don Bosco ricevette la conferma della sua missione compiuta sotto la guida e la protezione di Maria.

                Infine annuncia la pubblicazione di una lettera in occasione di tale anniversario e insieme ricorda la celebrazione dell’VIII Congresso Internazionale di Maria Ausiliatrice, che si terrà a Buenos Aires, Argentina, dal 17 al 10 novembre di quest’anno.

                Riportiamo di seguito il testo del messaggio del Rettor Maggiore:

                Miei cari fratelli e sorelle della Famiglia Salesiana in tutto il mondo, ricevete il mio saluto affettuoso in questa Domenica delle Palme.

                Vi saluto oggi perché il Giovedì Santo, tra quattro giorni, si festeggerà il 150° anniversario della fondazione di quella che oggi chiamiamo “Associazione di Maria Ausiliatrice”, che all’epoca era l’Arciconfraternita di Maria Ausiliatrice.

                Nel documento della fondazione si legge un testo del nostro amato padre Don Bosco.

                “Nella chiesa dedicata a Maria Ausiliatrice di Torino e con l’’autorizzazione del Reverendo Arcivescovo di Torino, l’Associazione dei devoti che intendono promuovere la gloria della divina Madre del Salvatore è canonicamente costituita, per meritare la Sua protezione, nella vita e in particolare al momento della morte. Due sono i mezzi proposti come mezzi speciali: estendere la devozione alla Vergine Santissima e la venerazione a Gesù nel Santissimo Sacramento”.

                Lo leggiamo nel documento delle letture cattoliche che comunicano questo messaggio, perché è un’occasione per poter dire che quello che stiamo celebrando è qualcosa di bello.

                Sebbene quello che vi ho appena letto sia l’inizio della lettera che mi accingo a rendere pubblica per tutta la Famiglia Salesiana, oggi voglio soltanto farvi arrivare un saluto dall’altare di questo luogo, l’altare di Maria Ausiliatrice nella Basilica del Sacro Cuore. L’altare che mi piace chiamare “delle lacrime e i singhiozzi di Don Bosco”, perché in questo luogo Don Bosco ha avuto quella manifestazione di ciò che era la sua vita, interamente accompagnata, senza dubbio, dal Signore, che lo ha guidato sempre con la protezione unica e speciale della Madre. Perché “Lei ha fatto tutto”, come diceva Don Bosco.

                Le mie parole di oggi sono di felicitazione per questi 150 anni, importanti per tutto il mondo salesiano, per la nostra Famiglia Salesiana, per gli 800 gruppi giuridicamente costituiti di questa nostra Associazione “ADMA”. 

                Ed è un invito a realizzare quanto proposto da Don Bosco: estendere la devozione alla nostra Madre Maria Ausiliatrice, con la certezza che con l’Eucaristia e con Lei, nostra Madre, abbiamo questi due grandi pilastri che sostengono personalmente la nostra vita, la Famiglia Salesiana e la Chiesa.

                Colgo l’occasione per ricordare a tutta la Famiglia Salesiana che, sotto la guida dell’Associazione di Maria Ausiliatrice, celebreremo alla fine dell’anno, nell’ultima parte, il Congresso Mariano Mondiale a Buenos Aires, Argentina, dove Maria sarà proposta come modello di fede per tutti voi, cari fratelli e sorelle.

                Il mio affettuoso saluto, le mie parole di incoraggiamento e la mia preghiera davanti alla nostra Madre Ausiliatrice, per tutti voi, per le nostre Congregazioni, Istituti, Famiglie e Comunità. 

                A presto!

                Il video-messaggio del Rettor Maggiore è disponibile in rete, su ANSChannel.

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                • Vietnam – Un “Don Bosco Bakery-Café” apre a Ho Chi Minh City
                  Vietnam – Un “Don Bosco Bakery-Café” apre a Ho Chi Minh City

                  (ANS – Ho Chi Minh City) – A quattro anni dall’avvio del bistro-ristorante del Centro di Formazione Professionale (CFP) “An Re Mai Sen” di Ho Chi Minh City, domenica scorsa, 14 aprile, ha aperto un nuovo locale “salesiano”: il “Don Bosco Bakery – Café”, un bar pasticceria situato in uno dei quartieri centrali della città vietnamita e che ospita molti immigrati.

                   del sig. Domenico Nam, SDB

                  A questo nuovo progetto pilota sono stati assegnati quattro salesiani – due sacerdoti e due coadiutori – appartenenti alla grande comunità salesiana di Ben Cat, ma già pienamente coinvolti nelle attività del CFP “An Re Mai Sen”.

                  Il bar-pasticceria “Don Bosco” non è solo un nuovo locale dove gli abitanti di Ho Chi Minh City possono gustare buoni prodotti da forno o fare uno spuntino durante la giornata. Esso, soprattutto, offre ai giovani vietnamiti la possibilità di apprendere le tecniche di panificazione e l’arte della pasticceria, e insieme ad esse anche di conoscere le discipline di gestione di un’attività e del marketing. Inoltre, attraverso la vendita dei prodotti ai clienti, esso segna un nuovo, importante passo avanti verso l’auto-sostenibilità economica del Centro di Formazione Professionale.

                  Sin dalla fase di ideazione, l’intero progetto è stato accompagnato da molti esperti vietnamiti e stranieri, e anche dalla presenza di due volontari – uno chef e un membro dell’équipe formatrice – che hanno contribuito a migliorare la qualità della formazione offerta.

                  L’inaugurazione di domenica 14 aprile ha previsto sia una benedizione dei locali, sia alcuni gesti simbolici e tradizionali per far conoscere il nuovo bar-pasticceria nel quartiere.

                  “Ci auguriamo e preghiamo che questa nuova impresa salesiana aiuti molti giovani del Vietnam nella loro formazione integrale alla vita, e che come salesiani impariamo a crescere nell’auto-sostenibilità economica dei nostri centri di formazione professionale”, manifestano i Figli spirituali di Don Bosco nell’Ispettoria.

                  Il centro di formazione professionale nelle discipline alberghiere “Anre Mai Sen” prende il nome dal salesiano sloveno e servo di Dio, Andrej Majcen, ritenuto il Don Bosco del Vietnam. Esso offre ai giovani poveri l’opportunità di formazione in loco nelle carriere nel settore della ristorazione, della cucina e della panificazione. Ispirandosi al cosiddetto “Sistema Duale” della Formazione Professionale tedesca, esso prevede corsi triennali di formazione teorica e pratica, con tirocini riconosciuti, e rilascia alla fine un diploma di formazione culinaria valido anche in Germania.

                  Ulteriori informazioni sul CFP “Anre Mai Sen” sono disponibili su Youtube e Facebook

                  Fonte: AustraLasia

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